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Convertito in Legge il d.l. 12 luglio 2018, n. 87 (decreto dignità)

Contratti a tempo determinato:
durata massima 24 mesi, rinnovi e proroghe massimo 4. Per le  proroghe e i rinnovi superiori ai 12 mesi viene reitrodotta la causale. Inoltre, è previsto un aggravio contributivo dello 0,5% su ogni rinnovo o proroga di contratti a termine superiore ai 12 mesi. Le nuove regole si applicano dal 1/11/2018. Vai
Modifiche alle nuove Prestazioni Occasionali: possibile utilizzo per le aziende alberghiere e le strutture del settore turistico con durata massima fino dieci giorni.
Proroga del Bonus assunzioni giovani under 35 fino a tutto il 2020.

Lavoro nero

Il lavoro nero
Lavoro nero definizione

Ancora oggi il nostro paese spicca nel negativo panorama del lavoro che non esiste e del lavoro che, quando esiste, è sommerso, sottopagato, precario, inventato, improbabile. In una parola: nero.
In questo mercato del lavoro una stessa persona può ottenere una occupazione e retribuzione in parte sommersa ed in parte in regola, trovarsi ad operare nella stessa impresa con mansioni regolari e non, operare in una mobilità non prevista tra imprese diverse, ecc.
Il nostro codice civile non riporta alcuna definizione di lavoro nero. Le leggi che si sono succedute nel corso degli anni per contrastare e sanzionare l'occupazione irregolare, hanno di volta in volta definito la prestazione di lavoro in nero. Oggi per effetto del D.lgs. 183/2010 art. 4 comma 1 e dall'art. 22, comma 1 del Decreto Legislativo 151/2015, modificativi dell'articolo 3 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n. 73, e successive modificazioni, si definisce per rapporto di lavoro in nero: "l'impiego di lavoratori subordinati senza preventiva comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro da parte del datore di lavoro privato, con la sola esclusione del datore di lavoro domestico".
Pertanto, il lavoro nero comprende i lavoratori che forniscono la loro prestazione al di fuori di un qualsiasi rapporto di lavoro formalizzato, perché, dipendenti da aziende completamente sommerse o da aziende emerse che non rispettano gli obblighi di comunicazione e registrazione agli organi competenti.
Negli ultimi anni la percentuale di lavoro nero e irregolare presente nel nostro Paese, è cresciuta costantemente con un tasso di irregolarità che investe tutti i settori dell’economia nazionale con punte particolarmente più alte nelle regioni del sud. Le irregolarità toccano tutti i settori produttivi ed in particolare, in ordine decrescente:
  • l’agricoltura per l'incrocio della stagionalità e della disponibilità a lavorare nei campi di lavoratori provenienti da altri paesi;
  • il settore delle costruzioni;
  • l’industria in senso stretto;
  • i servizi con particolare riferimento ai servizi privati.

Lavoro nero

Cultura della legalità del lavoro ed emersione del lavoro nero: una scommessa ancora tutta da definire.
Oggi più che mai continua il dibattito tra parti sociali, associazioni di categoria, istituzioni.
Si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione sul rispetto delle regole che disciplinano il mercato del lavoro insieme alla conoscenza degli strumenti che sostengono i processi di emersione e di  regolarizzazione delle imprese e del lavoro.
Ancora oggi il nostro Paese spicca nel negativo panorama del lavoro che non esiste e del lavoro che quando esiste, è sommerso, sottopagato, precario, inventato, improbabile. In una parola: nero.
Tra le ragioni spiccano:
  • l’espansione del settore dei servizi e delle professioni della new economy;
  • il massiccio ingresso di lavoratori stranieri;
  • la progressiva deregolamentazione del mercato del lavoro alla ricerca di maggiore flessibilità e in ultimo, non perchè meno importante, la grave crisi economica.

Lavoro nero e sommerso economico
Il nuovo sommerso economico si traveste oggi in nuove forme di sommerso produttivo che rispetto al sommerso tradizionale appaiono più mimetiche e meno individuabili, ma non per questo meno gravi o dannose, e che assumono una maggior diffusione sia nel numero di imprese coinvolte, che nella quantità e varietà di irregolarità praticate.
Accanto al sommerso economico tradizionale, che coesiste come forma di sistema produttivo a sé stante, si sta diffondendo un nuovo fenomeno che assume una rilevanza macroeconomica non più trascurabile anche maggiore di quanto non abbia assunto il sommerso tradizionale. Esso costituisce un indicatore della flessione morale e dell’indebolimento etico nell’operare delle imprese e presenta una vasta gamma di modalità di realizzazione e un elevato individualismo.
Nel sommerso tradizionale grigio e nero, il beneficio corrisponde sostanzialmente ad una quasi rendita, cioè all’esistenza di un periodo di tempo franco (prima di essere individuati) molto ampio per il grigio e  per il nero spesso senza una prevedibile limitazione. Ciò ha consentito, come noto, il mantenimento attivo di imprese in mancanza di condizioni necessarie o in presenza di condizioni di inefficienza, come l’inadeguatezza del capitale e delle strutture, la scarsità e difficoltà di accesso al credito, o capacità imprenditoriali inadeguate e progetti errati, comunque sempre in condizioni di insostenibilità della concorrenza leale su mercati regolari, situazione amplificata e aggravata dalla crisi economica e soprattutto finanziaria. La possibilità di potere violare le regole con una certa sicurezza, porta al convincimento di poter fronteggiare i nuovi competitori efficienti ed  i nuovi mercati dinamici attraverso il ricorso ad una trasgressiva riduzione dei costi di produzione e delle caratteristiche dei prodotti. In particolare, si realizzano irregolarità nei rapporti contrattuali tra  le parti con le modifiche delle condizioni relative alle prestazioni e condizioni di lavoro.

I mille volti del sommerso
Gli ambiti attraverso cui guardare al problema del sommerso risultano essenzialmente tre:
1. sommerso economico (o “economia non dichiarata”): attività economiche caratterizzate dalla deliberata volontà di non rispettare gli obblighi di natura fiscale e contributiva, con l’obiettivo principale di ridurre i costi di  produzione;
2. sommerso giuridico (o “economia illegale”): attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione e possesso è proibita per legge, o attività  che sono illegali perché svolte da un soggetto non autorizzato;
3. sommerso statistico (o “economia non osservata”): attività non osservate direttamente a causa delle caratteristiche economiche (ad esempio attività ambulanti),  oppure a causa di carenze di tipo prettamente statistico.
Esso è costituito da quella parte dell’attività economica che contribuiscono al calcolo del Prodotto Nazionale lordo di un paese, ma non sono ufficialmente registrate e non sono rilevate nel calcolo del  reddito nazionale.
L’economia non osservata include tre fondamentali aree: illegale, sommersa e informale.
Le attività illegali sono distinte in due categorie:
a) produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione o possesso  sono proibiti dalla legge (traffico di sostanze stupefacenti,  sfruttamento di esseri umani, usura, racket, prostituzione e gioco  d’azzardo illecito);
b) attività produttive legali ma svolte da persone non autorizzate, quindi in forma illegale (lavoratori che esercitano in modo autonomo una professione senza disporre dei requisiti necessari e dei permessi di  legge).
Le attività sommerse sono, invece, le unità produttive legali, di cui però la Pubblica Amministrazione non è a conoscenza per diverse ragioni:
1. evasione fiscale
2. evasione di contributi sociali
3. mancata osservanza delle leggi relative a: minimi salariali, numero d’ore lavorative, sicurezza sul lavoro ecc…
4. mancato rispetto di norme amministrative
I  primi tre casi rientrano nel sommerso economico (mancato rispetto della  legge per ridurre i costi di produzione), l’ultimo caso, invece,  rientra nel sommerso statistico.
Ulteriori classificazioni permettono però di studiare il fenomeno sommerso in conformità ad altri principi, partendo dal presupposto che il sommerso  si manifesta in forme differenti a seconda del tessuto socioeconomico considerato. Ad esempio, una classificazione basata sulla natura dell’attività nascosta, distingue  le attività sommerse in:
  • sommerso d’azienda: dove ad essere sconosciuti alle autorità sono sia i lavoratori sia l’azienda, che svolge un’attività economica basata  interamente sull’irregolarità;
  • sommerso di lavoro: dove ad essere sconosciuti sono i lavoratori di aziende regolari che ricorrono saltuariamente a manodopera in nero, oppure occultano una parte di quella regolare.
Il primo caso è sicuramente più grave, perché si riferisce a situazioni in cui il sommerso è realmente radicato nella struttura produttiva di un paese, o di un’area considerata.
Il  secondo caso è probabilmente più diffuso, in quanto interessa attività economiche che sono conosciute dalle autorità, ma che, per ridurre tanto il costo del lavoro quanto gli altri oneri imposti dalla legge,  ricorrono al lavoro nero, sistematicamente o saltuariamente.
In termini di misurazione del problema, la differenza tra i due casi è  notevole poiché il sommerso d’azienda è più complesso da individuare: non sono sconosciuti solamente i lavoratori coinvolti, ma intere aziende  di cui si ignorano l’attività svolta, il settore d’appartenenza e la  dimensione.
Il lavoro nero comprende i lavoratori che forniscono la loro prestazione al di fuori di un qualsiasi rapporto di lavoro formalizzato, perché dipendenti da aziende completamente sommerse o da aziende emerse che non  rispettano gli obblighi di registrazione, ma può comprendere anche i lavoratori autonomi che non dichiarano la propria attività. Il lavoro grigio, invece, si riferisce a tutte le irregolarità parziali (le sotto dichiarazioni) che riguardano lavoratori, dipendenti ed indipendenti, le cui attività sono dichiarate in modo distorto rispetto alla realtà. Anche nel caso del lavoro sommerso i confini tra regolarità e non regolarità, tra lavoro nero e lavoro grigio sono fluidi e possono addirittura coesistere (il caso dei doppi lavoristi con primo lavoro  regolare).
Il  lavoro nero comprende i lavoratori con rapporto di lavoro non  formalizzato, i lavoratori in grigio e lavoratori autonomi che non dichiarano la propria attività, determina degli effetti negativi che si  ripercuotono sia sui lavoratori stessi che sull'economia dell'intero Stato.
Inanzitutto, la mancata applicazione delle regole giuridiche nei rapporti di lavoro che comportano il non riconoscimento dei diritti che hanno la marcata finalità protettiva e garantista:
  • il diritto alla tutela della malattia e gli infortuni sul lavoro;
  • il riconoscimento di riposi e ferie;
  • i limiti di orario di lavoro;
  • il diritto a una retribuzione come prevista dai contratti;
  • la tutela contro i licenziamenti illegittimi;
  • il mancato versamento dei contributi previdenziali e assistenziali;
  • una scarsa e tavolta inesistente sicurezza sul lavoro, totale assenza di tutela contro gli infortuni sul lavoro.

Impatto sull'economia del lavoro nero
A livello economico, il mancato versamento dei contributi pevidenziali e assistenziali e di tutti gli oneri sociali, sia quelli a carico dell'azienda che quelli a carico dei lavoratori, comportano un mancato introito da parte dello Stato (Stato che non è un'entità astratta ma lo Stato siamo noi), che si ripercuote sull'intera collettività, determinando un aumento della tassazione sui cittadini che già pagano e una riduzione dei servizi pubblici.
Inoltre, il mancato versamento degli oneri sociali, porta ad una riduzione dei costi di produzione e dei costi dei servizi permettendo la possibilità di applicare una politica commerciale aggressiva con riduzione dei prezzi, praticando una concorrenza sleale con le aziende oneste. Quest'ultime, al fine della sopravvivenza, sono costrette ad operare una  riduzione, prima del costo del lavoro e degli altri oneri imposti dalla legge, ricorrendo al lavoro nero sistematicamente o saltuariamente, poi  alla riduzione dei costi di produzione e delle caratteristiche dei  prodotti.

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Fonti
cfr. B. Contini B., (1979), Lo sviluppo di un’economia parallela, Ed. Comunità Milano.
cfr.  Marzano E. (2003), Le ambiguità dell’economia sommersa: definizioni e  implicazioni per i modelli  sommersi, in Economia, Impresa e Mercati  finanziari, Rivista Quadrimestrale, n.3, Cacucci Editore, Bari.
Economia  sommersa e lavoro nero in Lombardia, ricerca coordinata dal professor  Claudio Lucifora, (Università Cattolica di Milano) per conto della  Regione Lombardia, 2002.
(si veda, Feige (1989), Schneider (1994), Frey (1984) e Lubell (1991)
Camera dei deputati, Indagine conoscitiva sul lavoro nero e minorile (1998).
contatti: info@lavorarefacile.it
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