Costituzione del rapporto di lavoro - lavorarefacile.it

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Convertito in Legge il d.l. 12 luglio 2018, n. 87 (decreto dignità)

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Costituzione del rapporto di lavoro

Il contratto di lavoro
La costituzione del rapporto di lavoro

I soggetti per la costituzione del rapporto di lavoro subordinato sono:
  • il prestatore di lavoro subordinato come definito dall'art. 2094 del c.c., «è lavoratore subordinato chi si obbliga mediante retribuzione a collaborare nell’impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la direzione dell’imprenditore»;
  • il datore di lavoro, «è datore di lavoro chi dà ad altri un lavoro alle proprie dipendenze in cambio di una retribuzione».
Esiste una netta differenza tra imprenditore e datore di lavoro, considerato che non tutti i datori di lavoro svolgono un'attivita giuridicamente costituita nella forma d'impresa, anche se nella pratica comune i due termini sono usati come equivalenti. Le norme contenute nel libro V del codice civile, che fanno riferimento al datore di lavoro inprenditore di cui all'art. 2094 c.c., si applicano anche ai rapporti di lavoro subordinato instaurati con datori di lavoro non formalmente costituiti nell'esercizio d'impresa e anche nei confronti di datori di lavoro non imprenditori in quanto compatibili  con l'art. 2239 c.c. .
Il codice civile pur disciplinando il rapporto di lavoro subordinato, non da nessuna indicazione sulla natura contrattuale o meno che da origine al rapporto, il che ha fatto sorgere numerosi dubbi sulla natura contrattuale del rapporto di lavoro.
Attualmente la dottrina prevalente  e la  giurisprudenza sono concordi nel sostenere la natura contrattuale del lavoro subordinato, edenziando che esso è sempre determinato dall'incontro di volontà tra il datore di lavoro e il lavoratore, evidenziando una limitata rilevanza civilistica del contratto di lavoro:
  • le parti hanno una ridotta autonomia negoziale;
  • le regole della generalità dei negozi giuridici, sono spesso sostituite da regole peculiari e specifici del contratto di lavoro;
  • le parti regolano solo in minima parte il contratto di lavoro in quanto i suoi effetti sono già stabiliti da una legislazione prottetiva e garantista non derogabile.

Natura giuridica del contratto di lavoro
Nozione e natura giuridica del contratto di lavoro: si riconduce alla categoria dei contratti di scambio.
Pertanto, il contratto di lavoro è:
  • oneroso: essendo necessaria l’esistenza di una retribuzione;
  • sinalagmatico: trattandosi di un contratto a prestazioni corrispettive;
  • commutativo: nel senso che la legge e i contratti collettivi stabiliscono esattamente l’entità delle prestazioni e controprestazioni;
  • eterodeterminato: il contratto di lavoro è in gran parte predeterminato per l'automatico recepimento delle disposizioni di legge e del contratto collettivo, limitanto notevolmente l'autonomia negoziale delle parti.
Il contratto di lavoro instaurato tra il datore di lavoro e il lavoratore, origina un rapporto complesso dato dall'insieme degli elementi che determinano la posizione giuridica delle parti. Le obbligazioni che scaturiscono dal contratto sono: per il lavoratore l'obbligo di prestare un'attività lavorativa, per il datore di lavoro l'obbligo di corrispondere una retribuzione; intorno a queste, anche se separate e non definite nel contratto, sorgono una serie di situazioni soggettive quali, diritti, doveri e obblighi.
Pur collocandosi sullo stesso piano il contratto collettivo e il contratto individuale, per la funzione di tutela svolta dal primo, il contratto indivuduale non può derogare alle disposizione del contratto collettivo. E' ammessa la derogabilità in " melius" ma non in "peius".
L'eventuale inserzioni di clausole peggiorative nel contratto individuale, comporta la nullità delle stesse e l'inserimento automatico delle corrispondenti clausole previste dal contratto collettivo.

Qualificazione del rapporto di lavoro
Nella qualificazione del rapporto di lavoro, anche a fronte di una manifestazione di volontà delle parti nel senso dell'autonomia, deve tenersi conto prevalentemente delle concrete modalità di svolgimento, le quali possono anche evidenziare che il rapporto lavorativo si è invece realizzato nelle forme proprie della subordinazione.
Se è logico che il lavoratore non possa rinunciare con un atto di autonomia individuale a singoli benefici predisposti in suo favore mediante disposizioni inderogabili (art. 2113 c.c.), a maggior ragione deve essergli inibito di rinunciare in blocco al complesso delle tutele scegliendo di non qualificare il lavoro come non subordinato quando invece lo è.
Il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro come espresso dall'art. 1 comma 1 del D.Lgs. 15 giugno 2015, n. 81, riprendendo quanto già espressamente affermato: prima,  dalla L. 18 aprile 1962 n. 230, successivamente anche dalla con la legge 28 giugno 2012, n. 92, che riformava il decreto 368/2001 sui contratti a termine, le quali dettando la regola generale in base al quale il contratto di lavoro è normalmente a tempo indeterminato, ribadivano l'eccezionalità dei contratti a termine.
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